Immobili tutelati e trattamenti antiscivolo. L’esempio del Duomo di Milano

Oggi vogliamo parlarvi del trattamento antiscivolo 4wd-No_Skid di 4Ward360, un metodo antiscivolo certificato e garantito 20 anni, applicabile anche sul marmo storico, su edifici che devono essere tutelati per il futuro e per la fruizione in sicurezza.

I trattamenti antiscivolo No_Skid sono soluzioni certificate che incrementano il coefficiente d’attrito e riducono drasticamente le possibilità d’infortunio dovute a cadute accidentali. Essi hanno applicazioni sia nell’edilizia tradizionale che nel campo del restauro. In base al materiale della pavimentazione da conservare e rendere sicura, 4Ward360 proporrà il trattamento idoneo, lo applicherà e rilascerà la certificazione secondo la normativa vigente.

Vediamo in breve un esempio di applicazione dell’antiscivolo microtecnologico certificato ad un bene tutelato, il Duomo di Milano.

Le scale che portano alla terrazza del Duomo sono molto levigate dal calpestio e dall’usura del tempo. Esse avevano problemi di scivolosità (e quindi pericolosità nell’utilizzo) soprattutto durante le giornate di pioggia e comunque umide.

Nel luogo simbolo della città di Milano i tecnici di 4Ward360 hanno eseguito la pulizia ed il trattamento con il prodotto microtecnologico antiscivolo 4wd-No_Skid.

I risultati ottenuti al Duomo di Milano possono essere previsti per ogni bene architettonico tutelato, al fine di renderlo fruibile in sicurezza ai visitatori e agli addetti alla manutenzione ordinaria.

I trattamenti 4wd-No_Skid sono garantiti 20 anni e sono compatibili  con i trattamenti nanotecnologici oleo/idro-repellenti di 4Ward360 che proteggono le superfici trattate dall’accumularsi della sporcizia.

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4wd-Stone La protezione delle superfici storiche in marmo: il caso di Malta

4wd-Stone sono formulati nanotecnologici prodotti da 4Ward360 che proteggono le superfici lapidee rinforzandole dall’interno. I formulati entrano nel substrato del materiale lapideo e creano un reticolo tridimensionale che conferisce caratteristiche particolari al materiale stesso.

Non solo idrorepellenza e oliorepellenza: il laboratorio di 4Ward360 trova la soluzione migliore per conferire al materiale specifiche caratteristiche richieste dalla committenza.

Facciamo un esempio di applicazione su un bene tutelato, la co-cattedrale di San Giovanni Battista, uno dei siti UNESCO a La Valletta, Malta.

Il pavimento della cattedrale è costituito da circa 400 tombe appartenenti a membri dell’Ordine dei Cavalieri Ospitalieri. Le lapidi sono rivestite con intarsi di marmo policromo e riportano le effigi dei Cavalieri.

Il problema. Il questi secoli il marmo si è usurato a causa del calpestio dei fedeli. Inoltre per mantenerne la lucentezza sono stati applicati ripetuti strati di cera, ovviamente dopo avere pulito la superficie con prodotti abrasivi.

La soluzione. La nanotecnologia di 4Ward360 è intervenuta con l’applicazione di un formulato che protegge il marmo dal calpestio dei fedeli e che contemporaneamente dona quella lucentezza tipica del trattamento con la cera.

Il risultato. Elevata resistenza al calpestio, pulizia e manutenzione più semplici e veloci, eliminazione della scivolosità causata dalla cera.


La collaborazione di 4Ward360 con UNESCO, fermamente voluta dal Dott. Ray Bondin, ambasciatore emerito e delegato permanente di Malta per UNESCO, ha permesso questo risultato eccellente, del quale si è parlato il mese scorso a Firenze durante il convegno “Lavorare in sicurezza in luoghi unici al mondo” organizzato da AIAS e Opera Santa Maria del Fiore.
Nuove applicazioni su siti storici italiani sono in progetto, perchè 4Ward360 dà futuro alla storia con le nuove tecnologie.

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Firenze – Lavorare in posti unici al mondo

Nanotecnologia: primi nano materiali al mondo per preservare beni artistici e garantire la sicurezza e la protezione anche dei luoghi dove sono conservati.

Se ne parla a Firenze…

Presentati i progetti universitari di studio e applicazione dei nanomateriali ai beni artistici in Italia.

“La nanotecnologia è utilizzata sempre di più con successo per preservare i Beni Culturali nel mondo, come confermano gli studi dopo le applicazioni nanotecnologie su beni patrimonio dell’UNESCO come l’Esercito di Terracotta in Cina, i pavimenti della Concattedrale di San Giovanni Battista de La Valletta a Malta o quelli sul Relitto Navale di Marausa in Sicilia. Per questo abbiamo in partenza alcuni progetti universitari per lo studio dei protettivi nanotecnologici prodotti dal nostro laboratorio e per la loro applicazione su alcuni siti tutelati e museali”. A dirlo Sabrina Zuccalà direttrice del laboratorio di nanotecnologia di Milano “4ward360” prima del convegno nazionale “Lavorare in sicurezza in luoghi unici al mondo” il giorno 13 presso l’Antica Canonica di San Giovanni a Firenze.

famous terracotta warriors in XiAn, Qin Shi Huang’s Tomb, China

“Stiamo cercando di migliorare sempre la ricerca sui nano materiali – ha proseguito Zuccalà – per essere sempre più performanti sui Beni Culturali, che rappresentano la nostra storia e la nostra identità, che non devono andare persi e che sono il punto di forza per il turismo culturale. Per questo proprio da Firenze lanciamo l’idea di studiare con le università le applicazioni dei nostri formulati nanotecnologici per proteggere, consolidare le opere d’arte e renderne sicura la fruizione nei luoghi che le racchiudono. Restiamo fermamente convinti che si deve operare una collaborazione pubblico privati per cercare di portare avanti restauri di qualità, che durino nel tempo e siano efficaci. Molte opere contemporanee non saranno accessibili ai visitatori tra un centinaio di anni, a causa del rapido degrado. Investire nell’arte vuol dire conservarla, non si può rischiare di perdere opere inestimabili per superficialità.

Ricordiamo a Firenze il patrimonio artistico danneggiato dopo l’alluvione del 1966, con la protezione dei nano materiali, molti beni artistici sarebbero oggi integri”.

Heritage Preservation Lab

Importanti anche i risultati che si possono ottenere anche per preservare i luoghi dove si trovano custodite le opere d’arte, e per questo Sabrina Zuccalà (4ward360) e Matteo Pellegrini, (DIPE costruzioni), hanno fondato Heritage Preservation Lab, per unire le sinergie tra restauro e tecnologia applicata alla conservazione. L’azienda aquilana, che si è già resa protagonista dall’intervento per la riqualificazione dell’impianto di condizionamento della Cappella Sistina, in quell’occasione ebbe a cuore proprio la sicurezza e la fruizione dell’ambiente museale: al fine di non pregiudicare l’accessibilità dei visitatori durante i lavori, gli interventi sono stati realizzati operando esclusivamente all’esterno del lato sud della Cappella, grazie l’utilizzo del sistema di ponteggio multidirezionale, limitando così le interferenze all’interno della Sala.

Sicurezza degli ambienti di lavoro museale

Si è impegnato per la sicurezza degli ambienti di lavoro museale anche l’ingegnere Renzo Botindari, responsabile tecnico del monitoraggio sicurezza degli spazi espositivi: Galleria d’Arte Moderna (GAM di Palermo), ZAC e Ecomuseo del Mare, che ha sottolineato “L’immenso patrimonio monumentale e culturale di pertinenza delle pubbliche amministrazioni richiede una straordinaria e continua attenzione dal punto di vista manutentivo e della sicurezza e soprattutto la ricerca di nuove sinergie interne ed esterne. Negli ultimi anni questa crescente esigenza si è sposata con la sensibilità nella scelta e l’utilizzo di ogni innovazione tecnologica a tutela della custodia e fruizione delle opere d’arte, frutto anche di una serie di tragiche circostanze che in passato hanno portato a gravi danneggiamenti o perdite di opere d’arte.

La ricerca tecnologica in continua sperimentazione ha apportato grandi innovazioni attraverso lo studio delle nanotecnologie (microtecnologia chimica) ai materiali usati sia in fase di realizzazione che in fase di protezione del patrimonio esistente e tali tecnologie possono essere applicate con successo nelle realizzazioni e le manutenzioni ordinarie e straordinarie dei beni monumentali. Prendiamo ad esempio il problema della scivolosità delle superfici negli ambienti pubblici e privati che ogni anno causa di innumerevoli incidenti con conseguenze spesso gravi per l’incolumità delle persone e con ricadute importanti dal punto di vista della responsabilità civile per i soggetti o enti responsabili della sicurezza.

Sono state sviluppate in tal senso applicazioni di nanotecnologie atte a conferire proprietà antiscivolo alle superfici già poste in opera e che per loro natura risultano particolarmente scivolose quando bagnate o esposte alle piogge in esterno o in ambienti umidi all’interno. Attraverso analoghi preparati è possibile oggi ottenere la conservazione delle pavimentazioni attraverso trattamenti definitivi invisibili che rendono le superfici antisdrucciolo, interagendo con la porosità, e modificando la struttura naturale della pavimentazione rendendole antiscivolo senza corrodere la base d’applicazione”.

La sicurezza

D’accordo l’architetto Maria Fausta Anzioli, referente tecnico e Beni culturali del laboratorio di nanotecnologie 4ward360 che rimarca: “Vogliamo portare l’esempio pratico di come la conservazione e la sicurezza possano camminare per mano, rendendo possibile la fruizione del nostro patrimonio storico senza limitazioni. L’esempio riguarda la co-cattedrale di San Giovanni Battista, uno dei siti Unesco a La Valletta, Malta, dove è stato raggiunto un risultato eccellente di protezione della pavimentazione in marmo dall’usura, oltre alla protezione antiscivolo per la fruizione in sicurezza del monumento da parte di turisti, fedeli e addetti alla manutenzione del monumento”, grazie all’intervento di Ray Bondin Ambasciatore EmeritusUnesco.

Fondamentale anche la sicurezza dei lavoratori in ambito museale, come ha spiegato l’architetto Massimo Bonechi, responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione dell’Opera di Santa Maria del Fiore di Firenze e organizzatore dell’evento. Egli ha evidenziato anche il problema della sicurezza nei luoghi di lavoro spiegando: “Ogni giorno la cronaca ci rende partecipi di infortuni più o meno gravi. Dal 1955 a oggi molte cose sono state fatte in Italia e tante devono ancora essere messe concretamente in atto. Le leggi ci sono, ma i morti tra i lavoratori non accennano a diminuire in maniera significativa. Tutto questo deve darci l’energia e l’effettiva volontà di impegnarci maggiormente, qualsiasi sia l’ambiente di lavoro, per prevenire infortuni e malattie professionali.

L’Opera di Santa Maria del Fiore da vari anni ha tra i suoi obiettivi primari quello di tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori. Questa una “prima” giornata di studio su un tema specifico, a oggi mai stato oggetto di pubblico dibattito, tra addetti ai lavori. Un metodo di cooperare e collaborare insieme, con il fine di prevenire i rischi per chi presta le sue mansioni in ambienti di lavoro “unici al mondo”.

Riferimenti e Link

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Nanotecnologia e Cattedrali

Heritage Preservation Lab ha lo scopo di fornire supporto, grazie ai laboratori di 4ward360  nuove tecnologie e procedure per la conservazione di materiali deteriorati a causa dall’inquinamento  atmosferico e dai cambiamenti climatici negli edifici monumentali ponendo attenzione alla preservazione dei materiali originari.

Lo studio ci ha fornito risultati eccellenti, ed ora iniziamo un percorso con varie Università Italiane ed Estere per lo sviluppo di questo progetto.

Il supporto di un’azienda di Restauro ‘DiPe spa’ dell’aquila ci fornirà il supporto tecnico adeguato per l’applicazione dei materiali forniti da 4ward360.

    1. In particolare il nostro progetto ha previsto lo sviluppo di  nano-materiali per la conservazione e il restauro, dei Beni culturali, vogliamo dare Futuro alla storia.

 

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Bonus facciate 2020: cos’è, come funziona e quali interventi comprende

Ecco tutto quello che dovete sapere sul Bonus e come possiamo intervenire.

Tra le più importanti novità fiscali contenute nella Legge 27 dicembre 2019, n. 160 (c.d. Legge di Bilancio per il 2020) vi è senz’altro la nuova agevolazione prevista per gli interventi sulle facciate esterne degli edifici (c.d. Bonus Facciate).

  1. Cos’è il bonus facciate
  2. Come funziona il bonus facciate
  3. Quali interventi comprende il bonus facciate
  4. Gli interventi inclusi
  5. Gli interventi esclusi

Un’agevolazione anticipata dal Ministro per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, Dario Franceschini, per rilanciare gli investimenti per il restauro e il recupero delle facciate di palazzi e condomini, che ha superato tutti i passaggi parlamentari per entrare ufficialmente in vigore a partire dall’1 gennaio 2020 fino al 31 dicembre 2020.

Cos’è il bonus facciate

Entrando nel dettaglio, il bonus facciate prevede una detrazione fiscale del 90% delle spese sostenute per gli interventi finalizzati al recupero o restauro della facciata esterna degli edifici esistenti (inclusi quelli di sola pulitura o tinteggiatura esterna) ubicati in zona A (centri storici) o B (parti già urbanizzate, anche se edificate in parte).

Considerato che la Legge di Bilancio prevede che il bonus facciate possa essere utilizzato “per le spese documentate, sostenute nell’anno 2020“, i lavori che potranno godere dell’incentivo possono essere anche quelli cominciati nel 2019 e pagati nel 2020.

Come funziona il bonus facciate

La Legge di Bilancio per il 2020 definisce le modalità per fruire della nuova detrazione, ovvero in 10 quote annuali di pari importo, a decorrere dall’anno di sostenimento delle spese e nei 9 successivi. In attesa di maggiori dettagli da parte dell’Agenzia delle Entrate (che provvederà a scrivere una nuova guida fiscale in merito), per usufruire della detrazione sarà certamente necessario:

  • pagare le spese detraibili tramite bonifico bancario o postale, da cui devono risultare la causale del versamento, il codice fiscale del soggetto beneficiario della detrazione e il codice fiscale o numero di partita Iva del beneficiario del pagamento.
  • indicare nella dichiarazione dei redditi i dati catastali identificativi dell’immobile e, se i lavori sono effettuati dal detentore, gli estremi di registrazione dell’atto che ne costituisce titolo e gli altri dati richiesti per il controllo della detrazione.

Come previsto per le altre agevolazioni fiscali (ristrutturazioni edilizie ed ecobonus), occorrerà conservare ed esibire a richiesta degli uffici i seguenti documenti:

  • le abilitazioni amministrative in relazione alla tipologia di lavori da realizzare (concessione, autorizzazione o comunicazione di inizio lavori). Se queste abilitazioni non sono previste è sufficiente una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà in cui deve essere indicata la data di inizio dei lavori e attestare che gli interventi rientrano tra quelli agevolabili;
  • domanda di accatastamento per gli immobili non ancora censiti
  • ricevute di pagamento dell’Imu, se dovuta
  • delibera assembleare di approvazione dell’esecuzione dei lavori e tabella millesimale di ripartizione delle spese per gli interventi riguardanti parti comuni di edifici residenziali
  • in caso di lavori effettuati dal detentore dell’immobile, se diverso dai familiari conviventi, dichiarazione di consenso del possessore all’esecuzione dei lavori
  • comunicazione preventiva contenente la data di inizio dei lavori  da inviare all’Azienda sanitaria locale,  se obbligatoria secondo le disposizioni in materia di sicurezza dei cantieri
  • fatture e ricevute fiscali relative alle spese effettivamente sostenute
  • ricevute dei bonifici di pagamento.

Quali interventi comprende il bonus facciate

Ferme restando le disposizioni agevolative in materia edilizia (per le ristrutturazioni edilizie) e di riqualificazione energetica (ecobonus), il bonus facciate è ammesso esclusivamente per le spese relative ad interventi sulle strutture opache della facciata, su balconi o su ornamenti e fregi.

Qualora l’intervento effettuato (ove non sia di mera pulitura o tinteggiatura esterna):

  • influenzi dal punto di vista termico l’edificio;
  • ovvero interessi più del 10% dell’intonaco della superficie disperdente lorda complessiva dello stesso, questo deve soddisfare i requisiti di cui al decreto MISE 26 giugno 2015 e, in termini di trasmittanza termica, quelli di cui alla Tabella 2 del Decreto MISE 26 gennaio 2010;

si applicheranno le disposizioni di cui ai commi 3-bis e 3-ter dell’art.14 del D.L. n. 63/2013, relative al monitoraggio da parte dell’ENEA del risparmio energetico effettivamente conseguito a seguito della realizzazione degli interventi, nonché quelle relative alla decretazione attuativa circa i massimali di costo specifici per singola tipologia di intervento, le procedure e alle modalità di esecuzione di controlli a campione, sia documentali che in situ, eseguiti dall’ENEA.

Gli interventi inclusi

Per ottenere la detrazione, sarà possibile eseguire lavori che hanno l’obiettivo di recuperare e restaurare una facciata, sia di una casa privata che di un condominio. Entrando nel dettaglio, le spese ammesse alla agevolazione riguardano i lavori di:

  • intonacatura;
  • verniciatura;
  • ripristino di balconi, ringhiere e frontalini.

Gli interventi esclusi

Sono, invece, escluse dall’ambito di applicazione del bonus facciate le spese relative agli interventi:

  • sugli impianti di illuminazione;
  • sui pluviali;
  • sugli impianti termici;
  • sui cavi esterni.

Restiamo in attesa della guida dell’Agenzia delle Entrate che entri nel dettaglio (come già fatto per le ristrutturazioni edilizie, l’ecobonus, il sismabonus e il bonus mobili)

MePA

H2Out per la Pubblica Amministrazione

Oggi risolvere il problema dell’umidità da risalita capillare è semplice, anche per gli enti pubblici.

H2Out è sul MePA, il portale del mercato della Pubblica Amministrazione: andando sul sito www.acquistinretemepa.it potete trovare tutti i modelli degli impianti di deumidificazione muraria H2Out.

Se sei una Pubblica Amministrazione e vuoi affrontare un progetto di deumidificazione muraria in un edificio, contattaci: i nostri tecnici ti seguiranno in tutto il precorso di restauro del tuo immobile.

 

Heritage Preservation Lab dà futuro alla storia con la tecnologia di 4Ward360

 

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Logo H2Out

Nasce H2Out: la Soluzione all’umidità da risalita capillare

L’umidità da risalita è una delle cause di degrado più insidiose in un edificio datato.

Il problema è noto: i muri assorbono acqua dal terreno, questa risale ed evapora. I sali contenuti nell’acqua in fase di evaporazione cristallizzano, aumentando di volume. Ciò provoca nel muro notevoli pressioni interne, con conseguente degrado della parte superficiale del materiale o distacco dell’intonaco.

Sino a pochi anni fa avremmo detto che si trattava di un problema risolvibile solo in parte, ma oggi c’è H2Out ,

 

Già negli ultimi decenni lo studio dei modelli fisici che regolano anche la risalita dell’acqua nei capillari murari ha portato alla nascita dei sistemi elettrofisici. Essi sono in grado di contrastare il fenomeno dell’umidità ascendente provocando un’azione di “disturbo” sulle molecole dell’acqua con un campo elettromagnetico. Ma allora qual è la novità di H2Out ?

H2Out è l’evoluzione nel mondo della deumidificazione muraria elettrofisica.H 2Out ha superato infatti i limiti degli apparecchi mono-frequenza, sfruttando l’emissione contemporanea di impulsi a frequenze differenti. La tecnologia H2Out ottiene così risultati eccellenti su  tutte le strutture murarie, indipendentemente dalla concentrazione dei sali e dalla composizione della muratura stessa.

Qualsiasi sia il materiale di cui è composto il tuo muro, H2Out è la soluzione per la risalita capillare. E con la nanotecnologia di 4Ward360, la tua ristrutturazione sarà per sempre.

 

Con H2Out e la nanotecnologia Heritage Preservation Lab dà futuro alla storia

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Intervento unico di archeoantropologia su reperti ossei necropoli

Intervento unico di archeoantropologia su reperti ossei necropoli

L’evento sarà presentato mercoledì’ a Roma

CRONACA

Per la prima volta al mondo sarà illustrato durante un convegno nazionale un intervento unico di archeoantropologia con i nano materiali su una necropoli di 280 anni fa e su degli scavi archeologici del I secolo D.C che si trovano nel casertano. L’evento sarà presentato alla Biblioteca Casanatense a Roma il 16 Ottobre al convegno nazionale su “Nanotecnologia Scienza e Conservazione – Beni Culturali ed innovazione Tecnologica – Il ruolo della Nanotecnologia”. Dopo i saluti di Lucia Marchi, Direttore della Biblioteca Casanatense, interverrà il direttore del Dipartimento di nanotecnologie di “4ward360” Sabrina Zuccalà, su “Sviluppo delle nanotecnologie in funzione dei beni culturali”.

Il Dipartimento di “4ward360”, che ha organizzato l’evento, è leader mondiale per lo studio e l’applicazione dei nano materiali ed ha eseguito diversi interventi per la conservazione dei Beni culturali, tra gli altri uno su “L’esercito di terracotta” in Cina”, e delle applicazioni importanti in Vaticano, sul relitto navale di Marausa e sulla statua di S.Oronzo a Lecce.

Per dare maggiori risposte alle richieste che vengono dal mondo dei Beni Culturali e Restauro Conservativo, il dipartimento di 4ward360”, ha creato una nuova realtà: Heritage Preservation Lab che si occupa esclusivamente della protezione, conservazione e Restauro dei beni culturali, in sinergia con i restauratori e gli operatori del settore italiani.

All’evento, moderato da Gianni Lattanzio Segretario generale “Ambientevivo”, Zuccalà ha voluto fortemente invitare il premier Giuseppe Conte, il Ministro per i Beni e le Attività Culturali e Turismo Dario Franceschini e il Ministro del lavoro e delle politiche sociali Nunzia Catalfo. Zuccalà è difatti convinta “che sia necessaria la collaborazione tra ricerca e istituzioni su questi temi per creare, in un prossimo futuro, ampi spazi di inserimento lavorativo in una terra con alta vocazione turistica e soprattutto con un ampio patrimonio monumentale da preservare come l’Italia”.

Obiettivo dell’incontro “è anche illustrare l’evoluzione della ricerca sulle nanotecnologie e le loro applicazioni per la conservazione e la tutela dei Beni Culturali. Si indagheranno anche le molteplici applicazioni dei nano materiali e le loro positive caratteristiche perché rispettosi dell’ambiente, flessibili e utilizzabili su tutte le superfici, non intaccandole e riuscendo ad andare a fondo e fornendo risultati di lunga durata”.

 

Durante il convegno Antonio Della Valle discuterà di “Scienza, Nanotecnologia ed antropologia” concentrando il suo discorso proprio sul primo intervento al mondo con le nanotecnologie su dei reperti ossei provenienti scavi archeologici. Valeria Li Vigni, Soprintendente del Mare della Regione Sicilia, parlerà della conservazione del patrimonio recuperato in mare grazie alle nuove tecnologie e degli sbocchi lavorativi futuri grazie allo sviluppo dei nanomateriali; Roberto La Rocca, archeologo navale della Soprintendenza del Mare della Regione Sicilia, incentrerà il focus del suo intervento sulla “Stabilizzazione del patrimonio archeologico subacqueo”; Giovanni Taormina del “Gruppo Arte1” spiegherà l’utilità delle nanotecnologie intervenendo su “Scienza e nanotecnologia applicata ai reperti subacquei”; il restauratore Franco Fazzio affronterà l’argomento “Conservazione dei beni culturali attraverso la nanotecnologia” e la ricercatrice Alessandra Morelli spiegherà lo “Studio e formazione per l’applicazione dei nanomateriali in ambito dei Beni Culturali”.

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La moderna scienza della conservazione – Nanotecnologia

La moderna scienza della conservazione  Nanotecnologia

La conservazione del nostro patrimonio culturale è fondamentale per trasportare la nostra cultura, tradizioni e modi di pensare e comportarci alle generazioni future. La conservazione ha un impatto impressionante sulla nostra società da un punto di vista politico, sociologico e antropologico, nonché un forte impatto economico sulla più grande attività industriale che vive e sviluppa: il turismo, che genera un fatturato annuo a livello europeo di 335 € miliardi e circa 10 milioni di posti di lavoro. Il turismo genera indirettamente oltre il 10% dell’economia dell’Unione europea e fornisce circa il 12% della forza lavoro (attività dell’UE 2013).

La moderna scienza della conservazione ha origine dalle tragiche alluvioni che hanno devastato Firenze e Venezia nel 1966 e ha imposto la ricerca di nuovi metodi per ripristinare e preservare l’immenso patrimonio culturale danneggiato dall’alluvione attraverso lo sviluppo di due filoni principali: (i) la caratterizzazione analitica dei materiali che compongono le opere d’arte, la caratterizzazione della tecnica pittorica utilizzata dagli artisti e la chimica delle reazioni coinvolte nel loro degrado; (ii) la ricerca di nuovi metodi scientifici per il restauro / conservazione, che consenta il trasferimento del patrimonio culturale alle generazioni future. Gli ultimi tre decenni hanno visto importanti sviluppi nella scienza della conservazione.

La scienza dei colloidi e dell’interfaccia, insieme alla scienza dei materiali, che appartiene al regno delle nanoscienze popolari, hanno fornito concetti, tecniche, abilità e strumenti per aumentare la comprensione dei più comuni processi di degrado delle opere d’arte.

Allo stesso modo queste discipline hanno fornito metodi affidabili per una conservazione duratura e, per quanto possibile, compatibile. Dr. Sabrina Zuccalá

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Nanotecnologie e Nanomateriali

Nanotecnologie e Nanomateriali

L’applicazione dei nanomateriali alla conservazione del patrimonio artistico rappresenta ormai un settore innovativo, ricco di potenzialità e in continua evoluzione e l’obiettivo del questo settore, di approfondire nuove proprietà fisiche e realizzare nuovi potenziali applicazioni dei nanomateriali, come pure la capacità di produrli, è diventato ormai la base indispensabile nel campo delle nanotecnologie, in quanto la possibilità di poter essere utilizzati in diverse applicazioni, spesso richiede lo sviluppo di metodi per la produzione di nanoparticelle con stretto controllo sulla dimensione, forma e struttura cristallina. Oggigiorno sappiamo che, esistono due approcci per la sintesi di nanoparticelle (Fig.1) : il top-down e il bottom-up.

Figura1 : Rappresentazione dei metodi top – down e bottom – up

Nanotecnologie e Nanomateriali

“top-down”(approccio fisico), consiste nel raggiungere le dimensioni nanometriche, partendo da un materiale di dimensioni maggiori, dove il materiale massivo, “bulk”, viene suddiviso in particelle più piccole, usando energia di tipo meccanico, chimico o in altre forme.

“bottom-up” (approccio chimico), detto anche “nanotecnologia molecolare”, si riferisce alla sintesi del materiale nanoparticellare attraverso la condensazione di atomi, molecole o radicali permettendo così al precursore di accrescere con le dimensioni e le caratteristiche desiderate.

La maggior parte dei sistemi di sintesi ha come principali obiettivi quelli di controllare:

a) le dimensioni delle particelle;

b) la loro forma;

c) la distribuzione delle dimensioni;

d) la composizione;

e) il grado di agglomerazione (nel caso siano sistemi colloidali) e il controllo di questi parametri è diventato sempre più necessario, in quanto, la corrispondenza struttura- proprietà è evidenziato dalle elevate, ma ancora sconosciute, potenzialità dei nanomateriali.

Il punto forte rappresentato da questi materiali consiste nel fatto di essere caratterizzati da un alto rapporto area/volume, ossia da un’elevata area superficiale che condiziona fortemente il loro comportamento fisico, e non solo. La riduzione delle dimensioni è importante per facilitare la dispersione di particelle solide in solventi, per poi essere facilmente applicate a pennello, spruzzate o depositate goccia a goccia sulle superfici artistiche.

Un altro vantaggio correlato alla minore dimensione delle particelle è quello di favorire la penetrazione attraverso matrici porose, come dipinti murali, rivestimenti superficiali, minimizzando il rischio di formazione di opacizzamento delle superfici .

I nanomateriali non sono però i soli ad aver attratto l’attenzione della comunità scientifica. Composti organici nanostrutturati sono infatti uno dei soggetti maggiormente studiati, come è testimoniato da un consistente numero di pubblicazioni scientifiche su tale argomento. Pertanto, le nanoparticelle sono utili anche per migliorare le proprietà dei nanocomposti trai quali compositi ibridi organico-inorganici, costituiti normalmente da una matrice polimerica legante e da cariche inorganiche (particelle).

Tali composti, presentano almeno una componente con dimensioni nanometriche ed esibiscono prestazioni migliori rispetto alle tradizionali matrici completamente polimeriche in termini di proprietà meccaniche, resistenza chimica, protezione contro le radiazioni UV.

Questo implica che, l’uso di nanomateriali oggi consente, nuove straordinarie combinazioni, che permettono di migliorare le proprietà dei tradizionali prodotti commerciali.

Con tal intento, la variazione delle proprietà chimico-fisiche di un rivestimento protettivo, può essere ottenuta tramite un’adeguata miscelazione del materiale di rivestimento con una opportuna scelta di nanoparticelle e in questo modo, il nanocomposito sviluppato può essere adattato alle diverse finalità richieste dall’applicazione considerata.

Di seguito viene riportata una panoramica dei nanocompositi polimero/particella più ampiamente studiati e testati nei ultimi anni. Questa categoria di composti smart surfaces (superfici inteligenti), può essere suddivisa, in base alla classe polimerica del “disperdente” impiegato nel composito, in:

·  solvente, soprattutto gli alcool e soluzioni acquose in presenza di surfattanti;

·  polialchilsilossani/polisilani, in cui generalmente vengono utilizzati prodotti commerciali storicamente già impiegati nel consolidamento dei beni culturali, tra

i quali: TEOS;

·  resine acriliche, come Paraloid B72 (copolimero metilmetacrilato/etilmetilacrilat);

·  poli(uretano carbonato), recentemente utilizzato come coating per il tufo;

·  ibridi: sono una nuova classe di materiali sempre più interessanti per le loro straordinarie proprietà derivanti dalla         combinazione di diversi disperdenti misti di silossani/silani con resine acriliche.

In tal senso, molto interessanti sono diversi studi, che confermano, le potenzialità della dispersione di nanoparticelle di SiO2 nei composti organici.
A tal proposito si è dimostrato che, disperdendo nanoparticelle di silicio in vari prodotti commerciali (organosilossani e altri polimeri), si arriva a migliorare le proprietà idrorepellenti delle aree trattate, raggiungendo in questo modo ottimi risultati, con un angolo di contatto fino a 160°, risultato che indica che le nanoparticelle aumentano la natura idrofoba del film. Inoltre, è stato dimostrato che superidrofobicità e idrorepellenza si ottengono quando sono utilizzate alte concentrazioni di nanoparticelle per la produzione delle pellicole composite (silossano-nanosilice).

Oltre a questo, è stato dimostrato che, le nanoparticelle di silice, conferiscono elasticità ai gel ottenuti (nel caso TEOS), proprietà fondamentale che rende i materiali meno sensibili al fenomeno di crettatura in fase di asciugatura. Senza dubbio ci sono anche alcuni aspetti negativi del loro utilizzo, in quanto, è stato dimostrato che l’uso di nanoparticelle comporterebbe una diminuzione della permeabilità al vapore acqueo e causerebbe un aumento di valori di luminosità del substrato, al aumentare della loro concentrazione. Infatti superati certi limiti (2%) vi è una considerevole variazione di colore del litotipo trattato.

La “nanotecnologia” fu introdotto dal premio Nobel Richard P. Feynman nel corso della sua conferenza del 1959 “There’s Plenty of Room at the Bottom”(Amoroso G.,2002) e il termine fu definito dalla National Nanotechnology Initiative (NNI) come “l’insieme dei metodi e delle tecniche che consentono la manipolazione della materia su scala atomica e molecolare, il cui obiettivo è quello di costruire materiali e prodotti con caratteristiche chimico-fisiche-meccaniche del tutto peculiari”( Baglioni P., 2006, 2009). Dalla terminologia, infatti si desume che, i nanomateriali sono definiti in tale modo dovuto alle loro dimensioni comprese nell’intervallo 1-100 nanometri, dove il prefisso nano derivante dal greco ναννοσ, “di piccola statura” corrisponde nel sistema metrico internazionale al fattore di 10-9, 1 nm, che equivale, nella scala del metro a 1×10-9 m, ovvero ad un miliardesimo di metro.

 

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