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Firenze – Lavorare in posti unici al mondo

Nanotecnologia: primi nano materiali al mondo per preservare beni artistici e garantire la sicurezza e la protezione anche dei luoghi dove sono conservati.

Se ne parla a Firenze…

Presentati i progetti universitari di studio e applicazione dei nanomateriali ai beni artistici in Italia.

“La nanotecnologia è utilizzata sempre di più con successo per preservare i Beni Culturali nel mondo, come confermano gli studi dopo le applicazioni nanotecnologie su beni patrimonio dell’UNESCO come l’Esercito di Terracotta in Cina, i pavimenti della Concattedrale di San Giovanni Battista de La Valletta a Malta o quelli sul Relitto Navale di Marausa in Sicilia. Per questo abbiamo in partenza alcuni progetti universitari per lo studio dei protettivi nanotecnologici prodotti dal nostro laboratorio e per la loro applicazione su alcuni siti tutelati e museali”. A dirlo Sabrina Zuccalà direttrice del laboratorio di nanotecnologia di Milano “4ward360” prima del convegno nazionale “Lavorare in sicurezza in luoghi unici al mondo” il giorno 13 presso l’Antica Canonica di San Giovanni a Firenze.

famous terracotta warriors in XiAn, Qin Shi Huang’s Tomb, China

“Stiamo cercando di migliorare sempre la ricerca sui nano materiali – ha proseguito Zuccalà – per essere sempre più performanti sui Beni Culturali, che rappresentano la nostra storia e la nostra identità, che non devono andare persi e che sono il punto di forza per il turismo culturale. Per questo proprio da Firenze lanciamo l’idea di studiare con le università le applicazioni dei nostri formulati nanotecnologici per proteggere, consolidare le opere d’arte e renderne sicura la fruizione nei luoghi che le racchiudono. Restiamo fermamente convinti che si deve operare una collaborazione pubblico privati per cercare di portare avanti restauri di qualità, che durino nel tempo e siano efficaci. Molte opere contemporanee non saranno accessibili ai visitatori tra un centinaio di anni, a causa del rapido degrado. Investire nell’arte vuol dire conservarla, non si può rischiare di perdere opere inestimabili per superficialità.

Ricordiamo a Firenze il patrimonio artistico danneggiato dopo l’alluvione del 1966, con la protezione dei nano materiali, molti beni artistici sarebbero oggi integri”.

Heritage Preservation Lab

Importanti anche i risultati che si possono ottenere anche per preservare i luoghi dove si trovano custodite le opere d’arte, e per questo Sabrina Zuccalà (4ward360) e Matteo Pellegrini, (DIPE costruzioni), hanno fondato Heritage Preservation Lab, per unire le sinergie tra restauro e tecnologia applicata alla conservazione. L’azienda aquilana, che si è già resa protagonista dall’intervento per la riqualificazione dell’impianto di condizionamento della Cappella Sistina, in quell’occasione ebbe a cuore proprio la sicurezza e la fruizione dell’ambiente museale: al fine di non pregiudicare l’accessibilità dei visitatori durante i lavori, gli interventi sono stati realizzati operando esclusivamente all’esterno del lato sud della Cappella, grazie l’utilizzo del sistema di ponteggio multidirezionale, limitando così le interferenze all’interno della Sala.

Sicurezza degli ambienti di lavoro museale

Si è impegnato per la sicurezza degli ambienti di lavoro museale anche l’ingegnere Renzo Botindari, responsabile tecnico del monitoraggio sicurezza degli spazi espositivi: Galleria d’Arte Moderna (GAM di Palermo), ZAC e Ecomuseo del Mare, che ha sottolineato “L’immenso patrimonio monumentale e culturale di pertinenza delle pubbliche amministrazioni richiede una straordinaria e continua attenzione dal punto di vista manutentivo e della sicurezza e soprattutto la ricerca di nuove sinergie interne ed esterne. Negli ultimi anni questa crescente esigenza si è sposata con la sensibilità nella scelta e l’utilizzo di ogni innovazione tecnologica a tutela della custodia e fruizione delle opere d’arte, frutto anche di una serie di tragiche circostanze che in passato hanno portato a gravi danneggiamenti o perdite di opere d’arte.

La ricerca tecnologica in continua sperimentazione ha apportato grandi innovazioni attraverso lo studio delle nanotecnologie (microtecnologia chimica) ai materiali usati sia in fase di realizzazione che in fase di protezione del patrimonio esistente e tali tecnologie possono essere applicate con successo nelle realizzazioni e le manutenzioni ordinarie e straordinarie dei beni monumentali. Prendiamo ad esempio il problema della scivolosità delle superfici negli ambienti pubblici e privati che ogni anno causa di innumerevoli incidenti con conseguenze spesso gravi per l’incolumità delle persone e con ricadute importanti dal punto di vista della responsabilità civile per i soggetti o enti responsabili della sicurezza.

Sono state sviluppate in tal senso applicazioni di nanotecnologie atte a conferire proprietà antiscivolo alle superfici già poste in opera e che per loro natura risultano particolarmente scivolose quando bagnate o esposte alle piogge in esterno o in ambienti umidi all’interno. Attraverso analoghi preparati è possibile oggi ottenere la conservazione delle pavimentazioni attraverso trattamenti definitivi invisibili che rendono le superfici antisdrucciolo, interagendo con la porosità, e modificando la struttura naturale della pavimentazione rendendole antiscivolo senza corrodere la base d’applicazione”.

La sicurezza

D’accordo l’architetto Maria Fausta Anzioli, referente tecnico e Beni culturali del laboratorio di nanotecnologie 4ward360 che rimarca: “Vogliamo portare l’esempio pratico di come la conservazione e la sicurezza possano camminare per mano, rendendo possibile la fruizione del nostro patrimonio storico senza limitazioni. L’esempio riguarda la co-cattedrale di San Giovanni Battista, uno dei siti Unesco a La Valletta, Malta, dove è stato raggiunto un risultato eccellente di protezione della pavimentazione in marmo dall’usura, oltre alla protezione antiscivolo per la fruizione in sicurezza del monumento da parte di turisti, fedeli e addetti alla manutenzione del monumento”, grazie all’intervento di Ray Bondin Ambasciatore EmeritusUnesco.

Fondamentale anche la sicurezza dei lavoratori in ambito museale, come ha spiegato l’architetto Massimo Bonechi, responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione dell’Opera di Santa Maria del Fiore di Firenze e organizzatore dell’evento. Egli ha evidenziato anche il problema della sicurezza nei luoghi di lavoro spiegando: “Ogni giorno la cronaca ci rende partecipi di infortuni più o meno gravi. Dal 1955 a oggi molte cose sono state fatte in Italia e tante devono ancora essere messe concretamente in atto. Le leggi ci sono, ma i morti tra i lavoratori non accennano a diminuire in maniera significativa. Tutto questo deve darci l’energia e l’effettiva volontà di impegnarci maggiormente, qualsiasi sia l’ambiente di lavoro, per prevenire infortuni e malattie professionali.

L’Opera di Santa Maria del Fiore da vari anni ha tra i suoi obiettivi primari quello di tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori. Questa una “prima” giornata di studio su un tema specifico, a oggi mai stato oggetto di pubblico dibattito, tra addetti ai lavori. Un metodo di cooperare e collaborare insieme, con il fine di prevenire i rischi per chi presta le sue mansioni in ambienti di lavoro “unici al mondo”.

Riferimenti e Link